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RISONANZE CROMATICHE - Inaugurazione sabato 24 ottobre ore 17,00

Galleria S. Andrea Via Cavestro, 6 Parma 24 ottobre - giovedì 5 novembre 2026

Paolo Bottioni
Da sempre, nella mia pittura, il colore ha svolto la funzione essenziale di trasmettere i sentimenti, le sensazioni, le emozioni, ed è proprio per questo che mi trovo in sintonia con quanto scrive Antonio Spadaro nel suo libro “Oltrecolore”, dove dice: “ come l’ispirazione, il colore non viene da una intimità chiusa in sé stessa, ma giunge dall’esterno, da un oltre che offre il senso alle cose di qua, alla vita, agli oggetti, alle tensioni, ai desideri. Il colore raggiunge l’artista che lo scopre. Insomma il colore di un’opera non è imitazione della natura, ma intuizione di un mondo che deve venire.”
Paolo Bottioni è nato a Parma dove attualmente vive e lavora nello studio di via Preti n. 9. Ha frequentato per molto tempo lo studio del maestro Alfredo Chiapponi e si è laureato al Dams di Bologna. Nella sua attività può elencare la partecipazione a diverse collettive e la realizzazione di molte personali. Ha esposto in varie gallerie e in molte località come: Parma, Bologna, Firenze, Monticano (Siena), Venezia, S. Polo d’Enza (Reggio Emilia), Felino (Parma), Piacenza , Londra , Gubbio e Mantova. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali e ha avuto numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2006 a Piacenza realizza, con una grande antologica sui suoi ultimi venti anni di lavoro artistico (1985-2005), il passaggio ad una rappresentazione pittorica più astratta e informale.
Hanno scritto di lui: Giulio Panzani (giornalista e critico FI), Aldo Onorati (scrittore e saggista FI), Pierangelo Fabrini (docente universitario e saggista), Marina Dorigo (critica e saggista), Paola Maggiorelli (architetto e critica), Valeria Castrucci (critica), Antonio Bodria (saggista e musicologo), Marzio dall’Acqua (saggista e ex presidente Accademia Belle Arti di Parma), Stefania Provinciali ( critica ), Luciano Carini (critico e saggista), Anna Mavilla (Critica e Saggista), Manuela Bartolotti (Critica e storica dell’arte) e tante altre personalità.

Francesca Cassoni
La mia pittura nasce dal colore, non dal soggetto. E’ il colore a suscitare in me un’immagine, una sensazione, una possibilità. A volte può essere un elemento reale a suggerirmi una combinazione cromatica, ma ciò che mi spinge a dipingere non è ciò che vedo, bensì il modo in cui il colore mi colpisce. Parto così da una percezione essenziale, da pochi colori e da una sensazione.
Ogni gesto modifica quello precedente. Un segno apre una possibilità, un colore ne richiama un altro, una parte della superficie può essere coperta, cancellata o lasciata emergere. Il dipinto si costruisce attraverso un dialogo continuo tra ciò che immagino, ciò che sento e ciò che la pittura mi restituisce.
Non cerco di rappresentare la realtà visibile, ma di dare forma a qualcosa che appartiene a una dimensione interiore: emozioni, tensioni, ricordi, silenzi, sensazioni che rimangono spesso al di là delle parole. La pittura mi permette di renderli presenti senza doverli definire.
La materia è parte fondamentale di questo processo. La sovrappongo, la interrompo, la rimuovo, la lascio affiorare. Ogni strato conserva una traccia di ciò che è avvenuto prima; anche ciò che viene cancellato continua a essere presente sotto la superficie. La tela diventa così memoria del percorso e del tempo dell’opera.

Roberto Salvarani
I molteplici piani del visibile e delle emozioni si sovrappongono, s'intersecano, s'intrecciano in composizioni astratte coinvolgenti e vitali nell'arte di Roberto Salvarani. I colpi di spatola s'alternano gli uni sugli altri in stratificazioni geometriche, quindi l'artista va a grattare le tinte sovrastanti, ricercando effetti sbrecciati, riemersioni, sfondi evocativi. Si può dire che scriva col colore narrando storie a dominanti diverse (Grande nero, Grande bianco, Giallo, Arancio) e giocando sulle vibrazioni cromatiche alla Mark Rothko e sugli effetti costruttivi della materia pittorica come si ritrova analogamente in artisti contemporanei quali Gerhard Richter o il belga Koen Lybaert.
Non è estraneo nemmeno all'ispirazione architettonica e ad una essenzialità rigorosa che si trasforma in levitazione poetica leggerissima come in Omaggio a Frank Gehry. Tuttavia, la sua gioiosità compositiva è più vicina all'Espressionismo astratto e restituisce visioni dove non c'è più nulla della forma originaria, ma ci sono tanti percorsi emozionali dove ci si va a perdere, prima con gli occhi, poi con la fantasia. Così è la vita dove si aprono infinite possibilità, continui cambiamenti, variazioni, deviazioni. E nella frenesia dei giorni e delle ore, delle macchie che si susseguono, alla fine si ricompone tutto in armonia e in un sottofondo di misteriosa, pacificante bellezza. (Manuela Bartolotti)

Roberto Salvarani, nel corso del suo percorso artistico, prevalentemente da autodidatta, ha coltivato una naturale passione per l'atrte moderna e contemporanea, in particolare per l'espressionismo astratto e per l'arte informale. In continua ricerca ama sperimentare materiali e tecniche diverse elaborando opere astratte che si caratterizzano per l'equilibrio strutturale e cromatico e di forte impatto visivo. Tratta in modo sapiente l'uso della spatola per ottenere effetti vibranti colmi di materia e restituire visioni dove non c'è più nulla della forma originaria ma tanti percorsi emozionali. Negli anni partecipa a mostre e manifestazioni artistiche.