Federico Cella

 
Federico Cella è un raro esempio di artista alchimista che dalla natura non trae solo l’ispirazione, non si limita alla mimesi, ma, quasi assecondandola, opera anche lui trasformazioni della materia, frantumando minerali, rocce, per trarne l’intima essenza colorata e palpitante.
Questa diventa il medium energetico delle sue opere, le cui tinte, mai artificiali, possono mutare e, articolate in composizioni astratte, emanano l’intera vitalità della terra, del fuoco, del vento e dell’acqua. Tutti gli elementi, proprio come in natura, concorrono alla creazione. Federico si lascia condurre da un flusso misterioso e irrazionale, ma alla fine le sue opere sono esiti della stessa magia che ritroviamo nelle pietre e nelle formazioni geologiche.
Da quando era bambino e per la prima volta è entrato nelle viscere della terra nelle miniere di Corchia sugli appennini parmensi, poi non ha più smesso d’introdursi in cunicoli, sotterranei, grotte, alla ricerca di gemme preziose. Ha esplorato anche il sottosuolo di Parma e presto uscirà un libro che racconta il fascino di questa città nascosta sotto i nostri piedi. Ha tenuto laboratori didattici per bambini sulla preparazione dei colori secondo le ricette medievali e ha un vero e proprio museo di minerali e tinte da essi ricavate. L’arte contemporanea con la scoperta dei coloranti chimici e industriali, ha perso quella pratica in uso ai grandi artisti del passato, il cromatismo vibrante e vivido, dovuto all’estrazione e macinazione lenta e manuale di vegetali e minerali.
I blu oltremare fatti di azzurrite, i verdi dalla malachite, il rosso dal diaspro di Bardi, le ocre gialle provenienti dalle terre senesi o da quelle nostrane sono potentissimi catalizzatori e dispensatori energetici. Ad eccezione di alcuni pigmenti, Federico cerca – nei limiti del possibile e seguendo l’attitudine degli artisti del passato – di valersi di minerali presenti nel nostro territorio e da lui stesso estratti. Questo ci aiuta a comprendere quali risorse siano nascoste proprio vicino a noi e come qualcuno possa portarle alla luce. Il processo di scoperta, estrazione, valorizzazione va poi inteso sia in modo materiale e pratico, che spirituale, generativo.
Dopo la seduzione della vista e sensoriale, siamo toccati da vibrazioni più profonde, come un diapason che risuona dentro. Le immagini invisibili sulla tela, si vanno formando dentro, in onde susseguenti di memorie e di sogni: la materia scuote l’anima con la forza del colore.
Federico Cella ha già avuto varie esperienze positive in diversi contesti espositivi in provincia di Parma e Piacenza e la sua ricerca artistica procede con l’evoluzione interiore; la conoscenza dei processi chimici di trasformazione si salda con la curiosità per l’arcano e il trascendente insito nell’universo. Dietro alla bellezza – lo sapeva bene Leonardo – e alla vaghezza del paesaggio sta il mistero della natura, la divina trasformazione, lo spirito che pervade la materia. L’artista è il mago che sa porgerlo a noi con incantesimi di parole, suoni, forme o colori. E, anche per un istante, produrre quel moto interiore, commuoverci, mutarci. Forse persino elevarci.
Manuela Bartolotti


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