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(Archivio) 24 Novembre 06 Dicembre - Espone Sauro Tessoni - "I Colori del Silenzio"

Galleria S.Andrea Parma

Dietro un'aria di vetro, silenti, le cose ed i paesaggi di Sauro Tessoni sono accarezzati da una luce che li blocca accendendone i colori con freddezza, in un offrirsi quieto e smemorato, fuori dal tempo, in una eterna brillantezza, un eccesso di bellezza e di perfezione, che sembra tanto più totale quanto più l'uomo è assente e lontano: un abbandono che è insieme offerta ed attesa. Diciamo cose e non oggetti nel senso con il quale ne scrive il filosofo Remo Bodei, ne "La vita delle cose", Laterza 2009, che sottolinea come in esse si depositino idee, affetti e stimoli di cui spesso non comprendiamo il senso, ma se riusciamo a recuperarlo ed integrarlo nel nostro mondo spirituale il nostro orizzonte si arricchisce ed acquista profondità.
Tessoni, da una lunga pratica di allestitore di ceramiche nelle vetrine, istintivamente sa questa necessità sia dell'isolare le cose - che per lui sono ovviamente anche i paesaggi - e di disporle in un ordine che diventa visibilità, esibizione, sia di metterle in dialogo tra loro, creare gerarchie di presenze ad occupare spazi che spesso diventano superfici che le racchiudono, geometrie segrete in scacchiere apparenti di tovaglie e tavolini sulle quali le cose giocano una partita legata al senso ed alla forma avvolte dalla luce ferma di una eterna primavera senza nuvole.
Perché le "nature morte" di Tessoni appartengono ad un genere particolare, che dal seicento all'epoca moderna, ha avuto una particolare tradizione ed evoluzione: si tratta di quella iconografia che viene definita de "le tavole imbandite" che in Spagna danno addirittura la denominazione del genere "bodegones", cioè colazioni, interni di cucina o di osteria. Sono dipinti che al di là dell'apparenza della composizione di oggetti generalmente costituiti da cibo hanno in sé un criptico riferimento religioso, che alla fine della stagione barocca si arricchisce, si complica diventa una fantasmagoria di oggetti e di cibi, allusivi a ricchezze senza limiti, ad un fasto che non conosce vergogna.
Ed in un certo senso con questa stagione muore per ricomparire nell'arte contemporanea, specialmente nel XX secolo, come descrizione di quotidianità, di decoro e armonia di una dimensione domestica, borghese, in rapporto con la natura, poiché queste apparecchiate spesso sono collocate in giardino o a ridosso di finestre che danno sul verde, in un rimando ad una frugalità e semplicità di vita che tuttavia non sa rinunciare ad un apparato insieme elegante e suggestivo per, come avrebbe detto Paul Cézanne (1839-1906), " les petites sensations".
Ed è indubbio che Sauro Tessoni parta dalla grande lezione di Cézanne che di questo genere di nature morte ha fatto un percorso centrale alla propria arte. Tessoni mette gli oggetti in rapporto con la natura e ne sottolinea le forme geometriche nascoste con una luce ovattante e soprattutto crea un ribaltamento dell'equilibrio statico della struttura spaziale attraverso un capovolgimento in avanti dell'orizzonte prospettico, per cui le sue tavole sembrano viste da un osservatore che si sta alzando, con un interno moto di rovesciamento. Ovviamente rispetto al maestro provenzale Tessoni insegue con maggior dedizione e rispetto la forma fenomenica costruita essenzialmente dalla luce, rispettando ed esaltando la solidità formale degli oggetti con colori densi ed ovattati insieme, ben lontano dalla metafisica della luce di un Giorgio Morandi.
In Tessoni il senso che prevale è quello dell'attesa degli oggetti e dei paesaggi, che non negano la presenza dell'uomo se non come allontanamento temporaneo, perché tutto, anche la disposizione degli alberi nella natura più poetica, rimanda alla mano sapiente dell'uomo che ha costruito, fatto e disposto. Così le nature morte non denunciano un momento preciso della colazione, un passaggio di un rito alimentare interrotto, perché gli oggetti accostati, a guardarli bene, non raccontano gesti rimasti sospesi, sono incoerenti tra loro per un esercizio pratico di quotidianità, anche se gridano di abitudini, di ménage d'ogni giorno o almeno di certi periodi dell'anno, ma raccontano invece di una loro presenza che, per essere completa appunto nell'uso, richiama altri oggetti ed altri tavoli che nel quadro non appaiono, dunque l'assenza è una delle dimensioni poetiche nella quale vivono.
Il colore costruito con la luce, in Tessoni, lega forme diverse e da loro quel senso di intangibilità, di interna perfezione e di ordine compositivo tra equilibri diversi, tra tensioni ben compensate di forme centripete e centrifughe, per le quali normalmente colori freddi intensi diventano centro di una gravità anch'essa differita nei suoi esiti. E' come se Tessoni ci dicesse che la vita delle cose senza uomini è una vita a metà e che solo il nostro occhio, accarezzandole può ridare loro un brivido esistenziale, altrimenti nessun soffio di vento, nessun movimento d'aria potrà mai animarle.

Marzio Dall'Acqua

presidente dell'Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma

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