Claudio Minardi

 
Minardi, la materia della vita


Minardi, artista parmigiano che conta una ormai vasta produzione e la partecipazione a numerosi concorsi nei quali spesso si è aggiudicato i primi premi, merita un'attenta considerazione critica.
La sua è un'arte in continua evoluzione e sempre più in fuga dal fondo della tela. Spesso nel percorso di un artista avviene un approfondimento della matericità, la tendenza ad una presa sempre maggiore sulla realtà, grazie alla crescente fiducia nei propri mezzi espressivi, e all'inevitabile istinto creativo o meglio creatore che chiede di rendere vivo 1'impasto di creta, colore, gesso.
Così da una riproduzione piatta del mondo si passa a rilievi di tinte, dal pennello alla spatola per rendere ombre sempre più profonde, contrasti più accesi. I soggetti di Minardi sono spesso i luoghi a lui più noti; le colline e le campagne intorno a Parma. Così non può sfuggire all'influenza del contemporaneo Mattioli anche se elabora e sperimenta in maniera del tutto personale. L'occhio è diverso; non cerca nella natura simboli interiori ma 1'apparato variopinto delle emozioni. I suoi campi di papaveri, di grano sono la finestra sull'estate, i cieli torbidi di nubi rendono perfettamente 1'ansia che anticipa la tempesta, i filari d'autunno fanno percepire i profumi dell'uva. Venezia, in un piccolo ma straordinario quadro dai pochi riflessi blu e arancio, è percepita nella sua essenza magica e dorata; è 1'idea, la sensazione di Venezia. Minardi trasmette ai sensi e coglie 1'essenza. Così sfugge alla riproduzione spesso stereotipata della natura e al provincialismo per richiamare le combinazioni cézanniane di verde veronese e verde cupo. Lascia intuire, dietro 1'apparente semplicità una conoscenza più complessa, una costruzione tecnica solida come le case che punteggiano i panorami, uniche tracce umane silenziose. La presenza di queste abitazioni è un'àncora, un controllo, un rispetto del vero visibile, forse una traccia di nostalgia difficile da togliere. Minardi è pronto a levare la rete prima del volo ma intanto 1'allontana; confina case e cieli in alto, sullo sfondo, con orizzonti altissimi e fa avanzare muri di fiori, colline che sono un tumulto di tinte. E' 1'esplosione della vita: danze di azzurri, viola verdi, rossi urlanti dove ci si immerge senza rendersene conto. Sono finestre spalancate e sempre più grandi sul giorno più brillante, la notte più quieta, 1'inverno dal silenzio nevoso dove il manto bianco non è morte ma un velo sulla terra palpitante, pizzo su alberi e steli vibranti che tanto richiamano Sisley.
Quando inserisce personaggi sono spesso contadini e in armonia perfetta con quanto li circonda, note nella sinfonia delle stagioni.
Ha affrontato anche 1'attualità nel quadro con la donna in burka, un' ombra nera in un germogliare di colori dove i fiori inghiottono la paura, sono promesse di liberta. E' pittura vitalissima la sua, sonora quasi, raramente cupa. Anche nelle crocefissioni, sia in quelle realizzate in creta che in quelle dipinte, non c'e dramma; la spiritualità e data dal blu unito al mistico viola e 1'evento tragico si stempera nella malinconia della luce lunare che illanguidisce la scena, un requiem pensoso, una silenziosa ascesa.

Manuela Bartolotti


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