Paolo Bottioni

 
Paolo Bottioni nasce a Parma il 17 giugno 1944 dove attualmente vive e lavora; iniziava a dipingere come autodidatta verso la fine degli anni sessanta nella città di Piacenza, dove viveva e lavorava presso una ditta locale; una buona base nel disegno caratterizzano l’artista nei suoi primi lavori dedicati prevalentemente al paesaggio e alla natura morta. Nel 1975 torna a Parma per motivi di lavoro e si inserisce in associazioni artistiche presenti nella città; sarà particolarmente significativo il suo ingresso nel circolo culturale “La Pilotta”, dove conosce il pittore Alfredo Chiapponi che diventerà suo maestro d’arte; questo ha posto i presupposti per arrivare ad una fase di studio, di confronto, di lungo lavoro che hanno determinato una crescita culturale ed artistica costante. Il periodo che va dal 1975 al 1985 è fecondo di mostre (collettive e personali), ed è nutrita la partecipazione a vari concorsi nazionali ed internazionali.

In seguito in Bottioni, spirito inquieto, cresce il desiderio di capire e conoscere in modo profondo l’arte contemporanea, la sua preparazione diventa più riflessiva, lo studio e la voglia di capire,di penetrare, di conoscere l’espressione artistica nella sua essenza, nel suo pensiero filosofico e nel suo lato estetico, occupa sempre di più il suo tempo e i suoi interessi: nel 1984 si inscrive all’ Università di Bologna dove si laurea al DAMS ( Dipartimento Arte Musica e Spettacolo).

Nel 1992, presso “le stanze del S. Paolo”, con la personale dedicata alla sua Parma, con ben 38 opere, ottiene un ampio consenso di pubblico e di critica. Altre collettive e personali accompagneranno la sua costante evoluzione pittorica che lo porterà nel 2004 alla sua attuale, felice, fase astratta-informale.
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Con Bottioni l’astrazione entra in scena evocando le forze esplosive della vita. Una creatività in grado di aprire visioni di infiniti regni interiori, strumento d’indagine capace di condurre, lentamente, verso la superficie il sottosuolo contemporaneo e la sua visione cristallizzata. E’ come se il gesto, l’azione, tensione fossero il controcampo di un romanticismo latente che cesella le emozioni e accende la fiamma del desiderio. Implosione di espressività timbrica capace di dipingere nei gialli, nei blu, nei rossi, la struttura cromosomica di un reale che non ha più centro, ma impercettibilmente si disperde verso l’esterno. Periferia, limite oltre il quale la visione percepita, ma può anche risalire bordando l’abisso, solo così il sentimento che cammina sulla stessa linea della divisione spaziale, può rilasciare l’essenza dell’esistere.



Di Antonella Iozzo

Collettiva di Bluarte “ Visioni contemporanee “

12/06/2011
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Bottioni ha appreso che la ricerca, oggi più di ieri, va verso le dinamiche espressive, fatte di onde sequenziali, ma anche di interferenze e di intermittenze del segnale, e in special modo quando si esce dai codici e si sceglie il libero confronto con la luce del colore. A questo passaggio è giunto dopo un lungo percorso, togliendo, in luogo di aggiungere, scegliendo, in luogo di rimuovere, sino alle equazioni ove l’ibrido della realtà non può entrare solo se non attraverso la prova empirica, il campione di tessuto, assunto come modello sperimentale.

Queste dinamiche spiegano le ultime scelte; e meglio spiegano la frazione dell’ultimo percorso. Quanto il programma presente fosse in potenza lo abbiamo detto; quanto coerente con le funzioni dei suoi paesaggi in lamina di quarzo (“Campanile basso”, 2006; “Discesa libera”, 2007), lo si era preannunciato già nelle prime disamine sul paesismo e nelle vedute.
L’inquietudine è la forza interiore che spinge, che eroga l’impulso, una forza intangibile, immaterica, alla quale non si può dare risposta. La corale adesione alle voci di questa protesta inattiva, ma espressa, sono parte della cultura che giunge fino ad oggi, nella quale le funzioni dell’espressionismo diventano versione nuova ed attualizzata del primo dissociarsi della materia dall’antimateria, del colore dall’oggetto, della forma dalla realtà.
Si aprono per Bottioni le coste frastagliate della pittura d’emozione, quella fatta dinnanzi alla vita che scorre, dove si depositano le sensazioni dell’esistenza su uno strato che non è solo di foglie o di memorie, ma fatto di impulsi di luce e di colore, susseguenti e costanti, misurato nello scorrere intermittente di inferenze e interferenze, tra arte e realtà, tra pensiero e visione.

Tratto da “ Inferenze e interferenze nella pittura di PAOLO BOTTIONI” del Professore Francesco Barocelli. (2007)
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Anna Mavilla


L’allestimento di questa personale, così come l’Autore l’ha pensato e voluto, ben evidenzia due passaggi decisivi che si possono riconoscere nell’opera di Paolo Bottioni e che rientrano nei termini del tradizionale rapporto tra astrazione e realtà, tra impressione ed espressione. Passaggi che avvengono in momenti diversi, e che coinvolgono l’ambito del soggetto (cioè il rapporto con la realtà o immagine naturale) e quello della materia (ovvero il rapporto con il colore, essenza stessa dell’atto pittorico e del suo prendere corpo sulla tela), dando origine a periodi in cui queste coppie, diverse ed opposte, lasciano emergere esperienze non combacianti fra di loro ma inclini a reciproche contaminazioni nel modo di vedere e di dipingere la realtà (dal post-impressionismo originario al successivo espressionismo astratto, fino alle prove influenzate dalla psicologia della visione di Rudolf Arnheim), e accomunate dalla medesima volontà, dallo stesso amore e dallo stesso destino di fare solo pittura, in un percorso che da un iniziale uso soggettivo, impressionistico-interpretativo dell’immagine naturale, giunge ad un linguaggio più propriamente percettivo o fenomenico.
In rapporto al soggetto si ha un primo momento in cui l’assunzione di realtà è più diretta, il contatto con l’immagine naturale più stretto, anche nei titoli (sono luoghi, o meglio atmosfere della città solo apparentemente ipotetici, dove il reale, l’immaginario e il simbolico si fondono in una trasposizione che, senza impaludarsi nelle trappole della mimesis, mantiene intatta tutta la sua suggestione comunicativa); ed un secondo momento in cui il soggetto è non riconoscibile, perché l’opera è interamente concepita alla luce delle regole oggettive e autosufficienti della struttura, intesa quale principio di organizzazione cosciente e razionale dei fattori compositivi, connotati da assoluta decifrabilità e da un forte impatto visivo.
Quanto al secondo passaggio, avvenuto nell’ambito del colore, si ha una prima parte in cui la materia si fa espressiva in rapporto al suo spessore (ora condensato e stratificato, ora sottile, stirato e leggero, e in certi sfondi quasi vaporoso e rarefatto) riuscendo a conciliare forza e delicatezza; e una seconda parte in cui, pur nell’esiguità dei mezzi, i colori acquistano una purezza, un’intensità e una folgoranza che li rende come incandescenti ed esplosivi, in un concerto vibrante di accesa cromaticità. Unite in una tessitura a grandi campiture liberamente e variamente disposte, in un gioco caleidoscopico senza apparente regola e senza figurazione evidente (in realtà mai casuale o accidentale, bensì studiato alla luce di precise potenzialità combinatorie e di determinanti necessità spaziali), queste zone cromatiche acquistano forza e vitalità soprattutto nel valore dei loro contorni, che sono netti e rafforzati da cesure in nero. Rapide scansioni che segmentano, interagiscono, come il segno di una faglia che interrompe e crea intermittenze tra i colori primitivi, così da generare una texture omogenea, che garantisce alle singole taches un’emergenza insieme spaziale e suggestivamente poetica grazie alla loro valenza emotiva, ora caricata di uno splendore fortemente rialzato di valore cromatico puro, ora trattenuta dall’incanto di enigmatiche assonanze.

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Attualmente Paolo Bottioni vive e lavora a Parma , Via sporzana 11- tel.0521/960285


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