Luciana Fusari

 
. . . . . . Dalla suggestione iniziale, ovvero la buccia d’ananas più volte rielaborata, si schiudono forme, si dipanano paesaggi, come da un uovo, da un bocciolo. E’ geometria generante una profusione d’immagini al limite tra realtà e sogno, con un andamento spiraliforme che forse inconsciamente rimanda alla famosa “successione di Fibonacci”. Le linee spingono la fantasia in un dipanarsi di petali, quinte che si schiudono sul mondo dove forma e colori si richiamano reciprocamente. Da leggiadre successioni caleidoscopiche, elaborazioni artistiche di frattaglie vegetali alludenti alla perfezione universale, si passa a grovigli fantastici, ad intrecci e grottesche di suggestione arcimboldesca o ad eleganti figure umane di spirito manierista, di grazia parmigianinesca.
Cosa cerca la Fusari in questa danza in punta di penna che pare infinita? L’essenza stessa del bello, come la sua Medusa, non più orrifica, ma incantevole.
L’artista insegue, linea dopo linea l’esistenza e la sua continua, sorprendente germinazione di forme.


Dott. Manuela Bartolotti, critico e storico dell’Arte, giornalista
Gazzetta di Parma, 20 -11- 2012

Luciana Fusari, nata a Roccabianca (PR) , ha compiuto gli studi all’ Istituto d’Arte ”Paolo Toschi” di Parma (sezione grafica) e all’Accademia di Belle Arti di Bologna (sezione pittura).
Docente di Discipline Pittoriche e Disegno e Storia dell’Arte, ha insegnato all’Istituto d’Arte “P. Toschi” e al Liceo Artistico “B. Cassinari” di Piacenza. Ha tenuto mostre personali, partecipato a varie collettive e conseguito premi e segnalazioni in varie manifestazioni artistiche.
Ha fatto parte del Consiglio del centro culturale U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani) di Parma, che ha la propria sede presso la Galleria S. Andrea, collaborando anche nelle realizzazioni grafiche di materiale pubblicitario.
Hanno scritto di lei: Gianni Cavazzini, Annamaria Dadomo, Chiara Carfi, Elio Succi, Stefania Carrozzini, Antonio Musiari, Marzio Dall’Acqua, Manuela Bartolotti.
Luciana Fusari vive e lavora a Parma, in via Plauto, n.5.
Telefono: 0521 486559 cell. 348 4703248
Email: fusariluciana@gmail.com

Luciana Fusari

"I particolari sono piccoli presuntuosi che devono stare al loro posto", straordinaria frase di Jean Auguste Dominique Ingres, insieme divertente e divertita, da padre o nonno che fa rigar dritto gli inquieti infanti, pronti a giocare inconsci del loro posto nella famiglia: immagine che usava parlando del disegno, che per lui rappresenta "la probità dell'arte", l'ossatura morale, per dirla in altro modo, della pittura. Dovendo scrivere della maestria disegnativa di Luciana Fusari è avvenuto che quasi contemporaneamente dovessi occuparmi di Ingres e delle sue teorie sul disegno, mescolando le due suggestioni, le emozioni e le riflessioni che suggeriscono ed insieme seducono.
La prima ragione per cui due mondi apparentemente così lontani come quello della contemporanea Fusari e del grande maestro francese (1780-1867) in realtà si incontrano e almeno idealmente si sovrappongono deriva dal fatto che nei pensieri sull'arte, ed in particolare sul disegno, di Ingres troviamo lo stesso amore, la stessa appassionata attenzione e calibrata sapienza, desunta dall'esperienza concreta, dal lungo e diuturno esercizio, che caratterizzano le immagini della pittrice parmigiana.
Ingres inoltre si pone come maestro iniziale di ogni linguaggio artistico che rompe con la tradizione, per cui non a caso è stato in un certo senso "maestro2 e referente per Pablo Picasso, in momenti veramente "rivoluzionari" della sua ricerca e del suo linguaggio artistico. Del resto tra il neoclassicismo ed il romanticismo che si contesero l'arena culturale nell'età postnapoleonica, ci fu chi, già nell'ottocento, aveva intravisto una terza corrente che venne chiamata "ingrisme", ovviamente.
Luciana Fusari si muove all'interno di una lunga tradizione, non tanto figurativa, della sua iconografia si dirà poi, quanto linguistica, per cui citare alcuni passi di un grandissimo maestro del disegno come Ingres, che poneva la grafica come preliminare per ogni azione di pittura e come, alla fine del quadro, complementare, vuol dire semplicemente capire fino in fondo il modo di operare della nostra artista.
Premettiamo così che, come ha lasciato scritto il maestro francese "Disegnare non significa semplicemente riprodurre dei contorni: il disegno non consiste semplicemente nel tratto: il disegno è anche l'espressione, la forma interna, il piano, il modellato…comprende i tre quarti e mezzo di ciò che costituisce la pittura".
Ecco: disegnare vuol dire già dipingere, cosa che Fusari fa con straordinaria abilità, eleganza e immediatezza, creando insieme l'atmosfera, lo spazio, i volumi e un'immagine che ritorna insieme sempre diversa e continuamente ricercata, riproponendo il mutare del reale, il manifestarsi della molteplicità in forme che sintetizzano, in un certo senso, la vita stessa nelle sue manifestazioni più segrete ed archetipiche.
Ma ritorniamo un attimo ai particolari "piccoli presuntuosi" per completare la citazione di Ingres, che ci istruisce sulla funzione del disegno in età classica: "Studiando la natura, inizialmente dovete guardare solo l'insieme. Interrogatelo, interrogate solo lui. I particolari sono piccoli presuntuosi che devono stare al loro posto. La forma deve essere ampia, sempre ampia! La forma è il fondamento e la condizione di tutto: anche il fumo va espresso col tratto": E quest'ultima immagine rende bene le potenzialità e le possibilità che ha il segno grafico nell'esprimere qualsiasi fenomeno, anche i meno materiali, gli apparentemente più ineffabili. La natura deve essere guida ed ispiratrice,ma l'immagine nasce da altro, dall'interno dell'artista: "Dovete avere tutta intera, negli occhi e nella mente, la figura che volete rappresentare: l'esecuzione deve essere la realizzazione di questa immagine posseduta e preconcetta".
I grovigli di frutti o di vegetali della Fusari sono prima di tutto questo affiorare di un'immagine mentale, di una invenzione che si riveste di forme naturali, sono vere e proprie apparizioni insieme chiuse in se stesse, ma anche parte e lacerate a mostrare un tesoro in loro nascosto, forme che si stanno schiudendo per generare, per offrire, per far emergere. E ogni volta è l'esperienza stessa della vita che si raccoglie in questi disegni leggeri ma anche ricchi di prospettive evidenti e segrete, di esibizioni, ma anche di occultamenti, per cui queste "nature morte" in realtà raccontano il mistero della nascita, alludono a simboli criptici ed individuali, che ciascuno di noi sa ritrovare in se stesso e far rivivere con significati insieme antichi e sempre più nuovi. Siamo all'interno dalla tradizione barocca del simbolismo morale e religioso dei grandi apparati che apparivano semplici fantasmagorie di trionfi da tavola e nascondevano, per gli iniziati, percorsi di grande spiritualità.
Il mondo della Fusari è questo sospeso tra nascere, dischiudersi e mostrarsi, tra segretezza che genera e matura e esplodere all'esterno che è bellezza e seduzione. La frutta emerge da una forma chiusa, raccolta su se stessa, da una pelle o scorza che proviene con le sue rugosità da un Nuovo Mondo, che è estranea alla nostra tradizione simbolica e immaginaria, ma proprio per questo sembra la più adatta per raccogliere con un utero, come un grembo presenze famigliari che vengono mostrate, nel loro affiorare, come meravigliose, sorprendenti, piene di vita ma anche di allusioni: l'ananas con le sue geometrie, si riempie di uva, ciliegie, mele, fichi con una ricchezza che rimanda all'abbondanza, alla prosperità, alla maturazione sessuale e al desiderio, alla voracità dell'esistenza, rimanda alla estate e alla piena giovinezza che sta trascolorando in una maturità esuberante ed eccessiva.
L'ananas come cornucopia, come conchiglia che cela, serra e mostra il proprio tesoro, forma raccolta e avvolta, chiusa, ma non ermetica: Permettete ancora una citazione da Ingres illuminante: "I contorni esterni non sono mai concavi. Al contrario si rigonfiano, come un paniere di vimini". Fusari sembra che abbia letto e meditato questa frase, che sintetizza le sue composizioni che si espandono nel vuoto del foglio, occupandolo con una presenza totalizzante, ancor più simbolica e allusiva per lo spazio vuoto intorno nel quale vengono lievitando. Immagini quelle della Fusari che diventano imposizione dell'esistenza delle cose, sono visione dell'artista che si impone con la stessa forza retinica nel nostro occhio, giocando, per l'uso sapiente della prospettiva, degli intrecci delle ombre, della rifrazione e dei riflessi della luce. Fanno pensare a quella bellissima pagina di José Saramago in "Il quaderno" del 2009 nella quale si chiedeva "Come saranno le cose quando non le stiamo guardando?". Fusari non ce lo dice perché le sue nature morte sono tutte in posa, attirano e moltiplicano i nostri sguardi, accarezzano i nostri occhi e stimolano nella loro esuberanza esplosiva e trattenuta insieme i nostri desideri, le nostre emozioni, i nostri ricordi, le nostre passioni.
Ed è da dire che quello dell'artista parmigiana è un disegno così felice, così leggero, così elegante da nascondere, come voleva Ingres, la facilità per antico esercizio e per abituale pratica, con la quale sembra realizzarsi, per cui la scienza diventa vita e la pratica esistenza e natura. L'uso della biro, strumento della nostra quotidianità di scrittura o meglio, ormai, di appunto per cogliere l'essenza dei messaggi e gli appunti che ci incalzano. La biro fornisce colore ai disegni, ma anche la scorrevolezza del segno che diventa complesso, sottile, intenso nel tratteggio, umorale nell'addensarsi e disteso nel sciogliersi, in una armonia che è ottica ma anche intensamente musicale.

Parma, nelle prime brume d'autunno 2012


Marzio Dall'Acqua
presidente dell'Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma


. . . . . . . come ha lasciato scritto il maestro francese Dominique Ingres “ il disegno è anche espressione, la forma interna, il piano, il modellato . . . . . comprende i tre quarti e mezzo di ciò che costituisce la pittura”. Ecco: disegnare vuol dire già dipingere, cosa che Luciana Fusari fa con straordinaria abilità, eleganza e immediatezza, creando insieme l’atmosfera, lo spazio, i volumi e un’immagine che ritorna insieme diversa e continuamente ricercata, riproponendo il mutare del reale, il manifestarsi della molteplicità in forme che sintetizzano, in un certo senso, la vita stessa nelle sue manifestazioni più segrete ed archetipe.”
Marzio Dall’Acqua



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